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L’8 marzo è il Woman’s Day, la Festa delle Donne. Al contrario di quello che comunemente si pensa, l’origine dell’evento non è legata alla tragica morte di 123 operaie il 25 marzo 1911 nell'incendio della fabbrica Triangle a New York. La ricorrenza risale invece al 1907 e fu stabilita nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto. I temi del congresso erano legati alle idee del movimento marxista e riguardarono il colonialismo, la questione femminile e la rivendicazione del voto alle donne.

 

Ne è passato di tempo da quell’evento e molta strada è stata fatta. Da un punto di vista politico, il ruolo delle donne prende una grande importanza a partire dalla Prima Guerra Mondiale e diventa decisivo con la fine della Seconda, nel 1945. Durante quel trentennio le donne hanno sostituito gli uomini (molti impegnati al fronte) nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro: fu il vero avvio dell’emancipazione femminile. D’altro canto, se abbiamo l’idea di una continuità culturale, di avere un passato e quindi un futuro, lo dobbiamo a loro: le donne hanno guidato la transizione sociale durante la più grande catastrofe che l’uomo abbia conosciuto dai tempi del diluvio universale.

 

Le battaglie femministe degli anni Settanta hanno dato vigore politico ad un movimento che ha portato a notevoli conquiste sociali. Ma quel tipo d’ideologia ha avuto, a mio modo di vedere, un limite importante: invece di cercare di valorizzare la specificità femminile, ha appiattito le donne su posizioni erroneamente intese come neutre, in realtà modellate sulle esigenze maschili. Nel mondo del lavoro, così come nel loisir e in altri ambiti, le giuste rivendicazioni sulla parità dei diritti e dei doveri si sono spesso trasformate in processi di mimesi. Da qui problemi ancora insoluti come quello della «doppia presenza» e della «compressione della generazione di mezzo», ovvero oneri aumentati a dismisura soprattutto per le donne.

 

Paradossalmente è stato chiesto a me di tenere una conferenza per il Centro Italiano Femminile sulla condizione femminile nella società globalizzata. Paradossalmente perché sono un sociologo maschio che da anni si occupa dei problemi della maschilità e della paternità. In tutti questi anni però ho notato che ai miei incontri il pubblico più numeroso è sempre stato quello femminile, così come quello più entusiasta. Ci sarebbe da chiedersi come mai… Le ragioni sono differenti e tra queste mi pare di poter individuare la loro intelligenza e la loro curiosità innata, ma anche il continuo interrogarsi sulla propria condizione e identità.

 

L’argomento è avvincente: sono convinto infatti che laddove le donne non giochino a perdere identità, appiattendosi sui modelli dominanti, possano giocare un ruolo trainante nel processo d’innovazione sociale e culturale. Dalle ricerche sull’argomento emerge chiaramente che le potenzialità della femminilità non siano ancora state espresse del tutto. In alcuni ambiti specifici, come la sfera spirituale, si è notato che le donne riescono ad apportare un contributo unico ed efficacissimo nella costruzione dell’economia relazionale e materiale di quei gruppi (per esempio nei casi che ho studiato direttamente, come i Gruppi di Preghiera di Padre Pio o in altri movimenti spirituali in giro per il mondo). 

 

Ma per approfondire meglio questi argomenti, ci incontreremo proprio mercoledì 8 Marzo a Levanto, al convegno organizzato dal CIF, di cui sono orgogliosamente relatore :-)

 

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