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La risorsa umana (da spendere)

Tra i dogmi indiscussi del nostro contesto sociale e culturale si afferma sempre più quello dell’efficienza. Il mondo del lavoro non può sopportare chiunque non sia pronto, svelto, preparato e capace di concretizzare competenze certificate. Sempre di più il prossimo che incontro è prima di tutto una risorsa umana che è nella misura in cui produce o fissa e persegue obiettivi. In tanti dibattiti sul disagio giovanile nel mondo del lavoro i discorsi più apprezzati sono quelli che fissano alcune parole d’ordine: occorre abbattere il costo del lavoro, avere giovani preparati, con alle spalle anni di lavoro, flessibili, con certificazioni che attestino le loro capacità. Ma così facendo si dimenticano gli elementi fondamentali per la costruzione di un’aria respirabile (e quindi feconda), anche sul posto di lavoro, ovvero il fatto che questo è prima di tutto un investimento che si nutre della creatività e del benessere di chi lo anima, che la formazione non può essere sempre qualcosa di certificabile nell’immediato, che ogni maturazione ha bisogno di tempo, spazio, cura e fiducia. In altri termini la nostra lettura del contesto tende a soffermarsi, soprattutto laddove del disagio se ne parla ma non lo si vive, sui difetti di chi sembra incapace di inserirsi o di chi lo doveva preparare a tale scopo; ma in questo modo smarriamo una delle qualità più importanti di ogni cultura, il sapersi mettere in discussione.

 

Cosa stiamo dicendo oggi alla generazione che di più ha studiato nella storia del nostro paese? Un messaggio molto semplice ma anche molto grave: che gli anni di studio e di fatica o indirizzano verso un utile da spendere oppure sono perdita di tempo. Stiamo dicendo loro che per entrare nel mondo del lavoro in modo da poter progettare una vita occorre essere ciò che ancora non possono essere: dei manager già pronti all’uso. Quante aziende (e, purtroppo, quanti sindacati!) lamentano la scarsa preparazione dei giovani nelle lingue straniere o nelle competenze trasversali! Quante mission pronte ad aprire le porte solo a chi è riuscito, in pochi anni, ad avere preparazione e, al contempo, esperienze! Quanto abbiamo bisogno, invece, di persone che credano e investano nei più giovani, che sappiano cogliere in loro il seme di un frutto che deve ancora sbocciare! Quanto necessitiamo di riappropriarci di fiducia e creatività e quindi di dimensioni che non possono essere misurate ma, almeno nell’immediato, solo intuite, desiderate!

 

Questa cultura della risorsa umana da spendere finché è giovane si sta riversando anche nel mondo della scuola la quale, tendenzialmente, assorbe tutto ciò in modo acritico. Moduli, schemi, verbali pronti per certificare competenze, stabilire metodi e strategie come se le lezioni fossero obiettivi di produzione e le attività scolastiche bilanci consuntivi. Solo così, si dice, possiamo ridurre quella distanza tra mondo della scuola e mondo

 

del lavoro. Ovviamente non dovunque è così (per esempio non dove io lavoro, per fortuna!).  Tuttavia mi sembra che stiamo mettendo tamponi in un muro che fa acqua da tutte la parti e che, a ogni faticoso tentativo di ripararlo, perde sempre di più. Non ci sono soluzioni facili, questo è persino banale ammetterlo. Ma accanto ad un doveroso ripensamento della didattica, occorre una radicale e sincera riflessione, che investa la politica a livello europeo, sul modello di sviluppo che stiamo prospettando e che a livello ecologico, economico, culturale, sociale, e aggiungerei anche spirituale, è sempre più insostenibile, soprattutto per chi è più indifeso e inconsapevole. Per quale motivo? Perché si regge sull’esclusione o, come lo chiama papa Francesco, sullo scarto. La risorsa, in quanto tale, richiama il consumo che può essere solo se continuamente esaurito e riattivato. Se la mia formazione si trasforma in un magazzino in cui catalogare soprattutto ciò che potrò spendere, in essa trascurerò tutti quegli ingredienti che rendono il percorso pieno, degno, proteso verso la scholé,  il libero esercizio delle qualità intellettuali e spirituali. Riappropriamoci della creatività, della fiducia, della relazione educativa. Facciamo scuola e, oltre a questo, investiamo sul lavoro.

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