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La Francia ha votato. Si sono da poco chiuse le urne in Francia e il risultato è stato quello che molti si aspettavano: al ballottaggio andranno Marine Le Pen e Emmanuel Macron.

 

A mio giudizio in questo primo turno non esiste un vero vincitore, ma sicuramente un perdente. Mi spiego meglio: la Le Pen ha preso meno voti di quelli che ci si aspettava; Macron, sostenuto da un impressionante apparato istituzionale ed economico, con le banche in testa (ha lavorato per anni per la banca di affari Rothschild) ha avuto un risultato che ci si aspettava; Fillon ha fatto un mezzo miracolo, dopo che è stato distrutto da un attacco mediatico e giudiziario senza precedenti; Mélenchon ha rubato tutti i voti del partito socialista. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il vero perdente è Hollande, con la sua fallimentare, goffa e pasticciata azione politica. È un uomo che, da Presidente della Repubblica, andava con la scorta, in scooter e mimetizzato sotto un casco integrale nero, a portare i croissant caldi alla sua amante, una giovane attrice francese di bell’aspetto, che non si capisce come abbia potuto accettare la sua corte.

 

La sua Presidenza ha esordito con la tassa sui ricchi: chi guadagnava più di un milione di euro avrebbe dovuto pagare allo stato il 75% delle tasse. A chi gli obiettava che molti sarebbero scappati all’estero, Hollande rispondeva sciuro che non sarebbe successo perché i francesi amano la patria. Il risultato fu che tutti i grandi ricchi francesi spostarono la loro residenza in Belgio o a Londra. E Hollande fu costretto a ritornare sui suoi passi, rimangiandosi tutto. Nominò ministro dell’economica Macron, un giovanotto figlio delle banche (un socialista, uno di sinistra, che nomina suo ministro dell’economia un uomo delle banche internazionali!) di poco più di trent’anni, che lo ha mollato dopo poco, visto che essere associato al suo nome era un suicidio politico; sotto la sua presidenza la Francia ha visto il più alto numero della sua storia di attentati islamisti sul suo territorio; La politica di Hollande in Francia è una barzelletta e il programma televisivo Les Guignols fa grande parodia della sua persona.

 

Caso unico nella storia, Hollande non ha potuto candidarsi da Presidente in carica perché la sua immagine è associata all’incapacità politica ed economica, al disastro sociale sfociato nella disintegrazione della società multiculturale teorizzata proprio dai socialisti.

 

Prima o poi i nodi vengono al pettine. I Socialisti Francesi, da sempre minoranza in Francia, hanno avuto degli exploit a partire dagli anni Settanta con una politica spregiudicata che diede però degli ottimi risultati in termini di voti. In particolare, i socialisti cercarono i loro voti tra gli immigrati magrebini in cambio di alcune politiche sociali favorevoli; così riuscirono ad accedere a un bacino enorme di voti che li portarono a vincere le elezioni presidenziali negli anni Ottanta con Francois Mitterand. Quest’ultimo fu un uomo molto discusso ma capace, con un passato di militanza nell’estrema destra francese e divenuto solo in seguito socialista. Da Mitterand a Hollande il cerchio socialista si è chiuso, e come nella migliore tradizione francese, si è chiuso con dei croissant, che il Presidente forse continuerà a portare alla sua attrice, ma forse no …

 

 

 

 

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