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La classe come luogo di consumo - parte seconda

Rispetto agli argomenti trattati nel primo articolo, il secondo blocco di riflessioni invece è di tipo politico. Con i così detti “decreti delegati”, del 31 Maggio 1974, la partecipazione democratica entrava nella scuola: nascevano i consigli di istituto, i consigli di classe e tutti gli organi di partecipazione alla gestione delle attività scolastiche. Studenti, genitori e docenti si impegnavano a fare della scuola un luogo bello e fecondo, dedicando parte del loro tempo a discutere su come migliorare l’istituzione. Alcuni di loro, poi, dedicavano altro tempo a rappresentare i propri pari (colleghi, compagni, genitori) all’interno dei consigli deputati in cui erano rappresentanti delle varie componenti.

 

L’idea alla base di tale democraticizzazione era che ogni componente avesse in mente un’idea di bene comune al quale sottomettere i propri interessi privati al fine di ottenere una comunità migliore. La situazione odierna è però molto diversa, poiché spesso non ci sono i rappresentanti dei genitori, i rappresentanti di classe sono poco più che uditori nei consigli di classe e sia i docenti che gli studenti candidati al ruolo di rappresentanti di istituto sono un minuto numero di individui che compongono un’unica lista eleggibile.

 

La liquidità individualizzante post-moderna teorizzata da Bauman irrompe qui in modo molto riconoscibile: l’individuo non riesce a sentirsi parte di una comunità e gli interessi pubblici, lungi dal ricercare il bene comune, diventano una mera accozzaglia di interessi privati, spesso confliggenti, incapaci di autorealizzarsi. I rappresentanti di classe raccolgono le istanze dei loro colleghi (non più compagni) e le riportano al consiglio di classe (a patto che quest’azione non metta in pericolo la loro persona o i loro interessi privati). L’efficacia delle richieste portate avanti dagli studenti rasenta così l’insufficienza, svuotando di ogni significato il processo ideato dai decreti delegati.

 

 

Se il primo problema può (ma non è) apparire di pertinenza strettamente scolastica, questo secondo sintomo della liquidità deve interrogarci tutti. Gli studenti di oggi sono i cittadini di domani: è necessario che i docenti, i genitori (che sono i primi educatori dei figli) e la società tutta, facciano fronte comune nell’impegnarsi ad educare i giovani ad aprire la propria mentalità, ad uscire dalla logica della difesa del proprio orticello privato ed individuale per prendersi cura insieme, come una comunità, del grande giardino pubblico della vita politica, in quanto unico luogo per cogliere frutti gustosi e nutrienti per tutti.

 

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