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Quest’anno ho tenuto decine d’incontri, fatto corsi di formazione, partecipato a trasmissioni televisive sempre cercando di spiegare in quale situazione sociale siamo. La società pone infatti dei temi e dei problemi, ma soprattutto da l’impressione di una disgregazione, quasi una liquificazione, come direbbe Bauman.

 

In tutti questi incontri ho sempre notato grande attenzione, viva preoccupazione e voglia d’impegnarsi per migliorare le cose. In generale, e questo è ancora più meritorio, da parte di persone adulte, generalmente impegnate socialmente: medici, docenti, volontari di associazioni, sacerdoti e religiosi, ecc. Questa settimana durante due incontri ho però notato qualche cosa che mi ha sorpreso, in senso positivo.

 

Mercoledì scorso, 10 Maggio, sono stato invitato come relatore all’assemblea d’istituto di una scuola che ha corsi di Liceo artistico e anche musicale. L’invito mi è giunto dai rappresentati d’istituto, studenti simpatici e coraggiosi. Il tema del confronto è stato quello dei Social Network e dopo la proiezione di un video che loro stessi hanno proposto, è iniziata la mia relazione. Beh, devo dire che sono rimasto stupito: all’assemblea era presente tutta la scuola, in un’aula magna gremita. Ho parlato per un’ora abbondante e, con mia grande sorpresa, gli studenti sono stati attenti e coinvolti. Alla fine molti di loro si sono avvicinati, ringraziando e ponendomi delle riflessioni e domande che in pubblico non hanno avuto il coraggio di fare. Bene, la sensazione che mi ha pervaso è stata bellissima: i ragazzi ci sono, anche se si mimetizzano dietro maschere e smartphone. Ci sono, sono vivi e quando si parla loro col cuore, quando si dice loro in coscienza quello che si pensa sia la verità e il loro bene, ascoltano, vengono stimolati e rispondono. Devo dire che erano anni che non mi trovato a vivere un impatto emozionale del genere, molto gratificante, ma soprattutto incoraggiante: loro sono il nostro futuro, e ci sono!

 

L’altro episodio riguarda una comunità nelle vicinanze di Bologna. Una zona molto ricca, ad alta densità produttiva, bella e quieta. Anche lì per due conferenze. In quel luogo, ho avuto modo di conoscere una piccola comunità che ruota attorno ad un gruppo di suore. Persone di ogni estrazione sociale, con vissuti intensi, passati turbolenti, ma tutte persone in ricerca sincera, molte delle quali impegnate nel sociale o semplicemente impegnate nel fare il bene. Ma sebbene l’utenza fosse diversa, per età, numero ed esperienza vissuta, ho provato un’altra bellissima sensazione: quella dell’apertura. Ho conosciuto una comunità aperta, non a parole, ma nei fatti. La pace del luogo è la pace di quelle persone, che vivono e collaborano insieme, persone generose e laboriose.

 

Sono tornato arricchito da queste due esperienze, un plus che rende il mio lavoro il più bello che ci possa essere. Conoscere l’umanità è un’avventura incredibile e una grande fonte di sapienza. Quando mi chiedono, dopo l’analisi sociale, quali possono essere le soluzioni ai nostri tanti problemi, come possiamo intervenire per migliorare le cose, ecco, la soluzione è questa, e c’è già: ricreare comunità pacifiche e accoglienti, esattamente come quella che ho visto a Bologna, e investire sui nostri giovani, avendo il coraggio di dire loro la verità.

 

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