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La dignità profonda del lavoro!

 

Papa Francesco nella sua visita a Genova ha voluto incontrare una rappresentanza del mondo del lavoro. Nel suo discorso ci ha lasciato alcuni punti di riflessione importanti, definendo il lavoro come una priorità umana. L'insegnamento sociale della Chiesa ha più volte approfondito il tema della dignità del lavoro, della buona impresa, della giustizia, dell'uguaglianza di opportunità e della solidarietà. 

 

Fotografia di Nadia Massa

 

Due sono le figure protagoniste nel discorso di Papa Francesco: l'imprenditore e il lavoratore. Secondo il Papa l'imprenditore, figura essenziale dell'economia, deve essere un «buon imprenditore», conoscere i suoi lavoratori ed essere lui stesso lavoratore, ovvero deve conoscere le fatiche e le gioie del lavoro. Alcune politiche favoriscono gli imprenditori speculatori ma gli imprenditori onesti ci sono e vanno aiutati ad andare avanti. Allo stesso tempo, il lavoratore deve essere riconosciuto nella sua dignità e nel suo onore; è necessario schierarsi contro il ricatto sociale (stipendi da fame per orari impossibili), contro il lavoro nero, contro la mancanza di lavoro, contro il troppo lavoro che sottrae il tempo alla festa (il riposo che concede tempo per sé, per Dio e per stare con gli altri) e diventa quindi schiavismo. A mio giudizio è importante anche affermare i doveri del lavoratore che deve svolgere il suo impegno con onestà, serietà, competenza e responsabilità; chi non fa questo danneggia l'intera comunità e soprattutto gli altri lavoratori, che devono supplire alla sua negligenza, al suo assenteismo, alla sua incompetenza.

 

Papa Francesco ha introdotto  anche il tema del reddito, di stretta attualità politica in questo momento. Certo, il lavoro è legato a un reddito, ma è anche molto di più! Lavorando cresciamo, partecipiamo alla creazione del mondo, rendiamo grandi noi stessi partecipando all’immensa opera di trasformazione del creato. Letteralmente: «Dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, ma il “lavoro per tutti”! Perché senza lavoro, senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti (...) un assegno statale, mensile che ti faccia portare avanti una famiglia non risolve il problema. Il problema va risolto con il lavoro per tutti». Alle figure dell'imprenditore e del lavoratore mi permetterei di aggiungere il protagonismo dell'intera comunità sociale perché il lavoro è per la comunità, per il bene comune.

 

Un altro tema complesso affrontato da Papa Francesco è quello della meritocrazia che, se strumentalizzata e usata in modo ideologico, legittima e implementa il sistema delle disuguaglianze. Afferma il Papa: «Secondo il nuovo capitalismo il talento non è un dono ma un merito»; diversi talenti e diverse opportunità economiche e sociali creano e poi legittimano disuguaglianza e esclusione. Il Santo Padre cita poi la parabola del figliol prodigo «il padre pensa che nessun figlio si merita le ghiande dei porci». Tale passaggio non è di facile comprensione incarnato nelle nostre logiche ma credo sia importante approfondire questo punto. La meritocrazia rimane un valore contro le pratiche di raccomandazione e clientelismo ed è indubbio che i ruoli di responsabilità e dirigenza nel nostro Paese dovrebbero essere svolti dalle persone con maggiori capacità ed evidente onestà, magari mossi dal genuino sentimento di servire il bene comune. È ovviamente necessario difendere, ascoltare, valorizzare tutti e dare a tutti le stesse opportunità indipendentemente dai talenti, dalla capacità produttiva, dalle differenze economiche e sociali. La logica del merito non deve portare all'esclusione.

 

L'ultima riflessione fatta da Papa Francesco è stata dedicata al consumo e al piacere del consumo: «Il lavoro non è un mezzo per il consumo. In mezzo ci sono dignità, rispetto, amore, libertà». Questi sono valori che nessun reddito garantito potrò mai assicurare. Questo potrebbe anche significare che le politiche dei bonus volti ad incrementare i consumi non siano una reale soluzione al problema. Il tema è culturale: il lavoro è un diritto perché la dignità è un diritto, un asse ontologico cui ogni uomo e donna anela!

 

In conclusione, mi sono ritrovata a rileggere il discorso di Giovanni Paolo II alla nuova Italsider nel 1985: la crisi di Genova, la persona al centro, il coraggio dei liguri, l'imprenditorialità e la creatività. Stili ovviamente diversi, parole nuove ma chissà se dopo più di 30 anni Papa Francesco riuscirà davvero a risvegliare i nostri cuori e la nostra amata città! 

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