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Comunicare l’infinito al finito.

 

Domani sarà una festa molto importante per il Cristianesimo, quella di Pentecoste. A cinquanta giorni dalla Pasqua, si celebra il dono dello Spirito Santo che discende sugli apostoli i quali, timorosi, avevano assistito alla resurrezione di Gesù ma erano incapaci di testimoniarla. Lo Spirito Santo che discende su di loro dona al loro cuore, alla loro mente, alla loro anima, la via per vivere e testimoniare la verità tutta intera. Si celebra, dunque, l’azione di una persona della Trinità, quella forse più sconosciuta, meno celebrata, ma che la Parola attesta essere la guida per testimoniare la propria identità: lo Spirito Santo.

 

Proviamo, per avvicinarci a questa festa e per capire e celebrare meglio quello che, in quanto cristiani, viviamo, a riflettere su questo dono e sulla sua identità profonda. In qualche modo questo esercizio è utile anche per chi non crede, per essere più consapevole di ciò che rifiuta o di cui è in ricerca. Chi è lo Spirito Santo per la fede cattolica e per il semplice credente?

 

Il riferimento del Vangelo più preciso alla natura profonda dello Spirito è sicuramente quello in cui Giovanni narra le ultime parole di Gesù ai discepoli, in quel stupendo discorso che è un vero e proprio testamento (Gv 14, 15-31). In esso Gesù promette l’arrivo, dopo di Lui, di un Consolatore capace di portare chi crede alla verità tutta intera, nel mistero (nel senso biblico di realtà che si rivela) di Dio stesso. Non solo, ma Gesù precisa che la sua dipartita (la sua Passione e Morte) sono essenziali alla venuta dello Spirito. Ecco, allora, un elemento fondamentale dello Spirito Santo: questa persona della Trinità esprime la vita stessa di Dio la quale è testimoniata per sempre dalla morte di Gesù.

 

Sembra un paradosso, ma è il messaggio centrale della fede cristiana: la vita di Dio è rivelata nella morte di Gesù, nella sua consegna totale agli uomini e alla loro libertà. Da qui, e solo da qui, la realtà della resurrezione: proprio perché la morte di Cristo è la rivelazione ultima e definitiva di Dio, della sua natura profonda, del suo amore per l’umanità, ecco che in essa si esprime la vita del Padre, la quale costituisce la natura stessa dello Spirito Santo. In altri termini, la morte di Cristo, rivelazione della vita del Padre (continua dinamica di donazione), consegna all’umanità lo Spirito Santo, espressione, testimonianza di questo fatto inaudito. Dio non solo è kenosi, ovvero abbassamento, dono di sé, ma anche comunicazione, condivisione di questo dono, di questa natura. La Persona che dice questa comunicazione, rivelazione, condivisione, è proprio lo Spirito Santo. Egli è la condivisione che l’Infinito (eterno farsi dono) fa di sé al finito (l’uomo). In questa comunicazione, in questa rivelazione che lo Spirito Santo profondamente è, non c’è solo un dire che non coinvolge. No, la comunicazione che Dio fa di sé, è coinvolgimento nella sua stessa vita.

 

La comunicazione non è, come spesso la intendiamo oggi, un atto autoreferenziale che parte da un mittente per arrivare, passivamente, ad un destinatario; comunicare è condividere, dice dunque relazione. Questa comunicazione, così, che di Dio fa di Sé coinvolge l’uomo che lo accetta con la sua libertà, in questa dinamica; lo Spirito Santo, espressione della morte di Cristo e della Vita di Dio, plasma la libertà dell’uomo e la conduce alla sua verità, quella di essere, a sua volta, testimonianza della morte di Cristo e della Vita del Padre. Lo Spirito Santo invera libertà dell’uomo, la fa essere ciò che da sempre cerca: amore.

 

Ecco cosa ci dice la festa di domani: l’uomo è chiamato a esprimere la vita di Dio nel mondo, ovvero a farsi dono per gli altri. Può farlo solo se accetta, profondamente, che questa vita che gli si dispiega davanti non è una sua invenzione, non è un sistema ideologico da lui inventato, ma è, appunto, vocazione, Parola di qualcun altro, di cui egli non può essere padrone ma testimone. In altri termini: la tua libertà è chiamata a farsi dono per chi ti vive a fianco. Tu che rispondi?

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