September 1, 2018

Please reload

Post recenti

Il tempo dell’indignazione

August 16, 2018

1/4
Please reload

Post in evidenza

Fermati con me…. Con gli ultimi, non per pietismo, ma per amore!

Chi sono i poveri oggi?

Siamo stati abituati a pensarli il più delle volte carichi di bagagli, di carrellini e vari oggetti ambulanti, eppure oggi i poveri si mescolano tra di loro ed è talvolta difficile in molti contesti distinguere chi viva in condizioni di povertà e chi non.  

 

I poveri ti prendono l’anima quando li guardi, quando li frequenti e quando loro iniziano a conoscerti. I poveri sono quei fratelli non di sangue, ma che ti entrano dentro, di cui inizi a conoscere le abitudini, gli umori, i dolori, le semplici felicità. Ti chiamano per nome anche quando ti trovi sul bus o in altri posti, cercano un tuo sorriso, una tua stretta di mano e a volte anche un abbraccio. Non cercano necessariamente qualcosa da mangiare, ti chiedono una coperta perché fa freddo, ma il più delle volte cercano l’ascolto, quell’ascolto, quelle quattro chiacchiere che la società gli ha negato, perché la loro condizione gli nega. Quasi ogni sera, quando li vado a trovare, ormai in posti specifici che conosco, stanno li, ti aspettano e già dai loro occhi traspare la felicità di vedere qualcuno che non scappi alla loro vista. Sì, perché molte persone, come loro raccontano, scappano, hanno paura.

 

Ma il povero non cerca semplicemente un panino o un piatto di pasta, il povero vuole condividere anche le esperienze che vive sulla strada con una persona che non lo giudichi, che non lo faccia sentire a disagio.  Sembra che un gesto verso chi viene considerato ultimo, gli cambi la vita, ma di fatto sono loro che la cambiano a te.

 

C’è un passo del Vangelo di Matteo ( 26, 6-13) che ho sempre amato, quando Gesù dice “I poveri li avrete sempre con voi, me invece non sempre mi avrete.” In questo passo si spiega chi è il povero e come  diverso sia il modo di porsi nei suoi confronti. Madre Teresa di Calcutta amava dire che ogni volta che abbiamo a che fare con un povero, abbiamo a che fare con Gesù.

Abbiamo a che fare con uomini e donne che vivono i loro Getsemani quotidiani, che soffrono soprattutto nel dolore della solitudine, perdono la forza di lottare e finiscono talvolta nell’assunzione di alcolici, l’unica possibilità di stordirsi e dimenticare una giornata piatta come le altre. In strada trovi tanta solidarietà tra i senza fissa dimora; fanno spesso a turno per dormire vegliandosi ed evitando che gli possano rubare quei pochi oggetti in loro possesso, si passano le coperte o il cibo.

 

La strada è un mondo che va vissuto nella quotidianità e che non può essere conosciuto attraverso i riflettori mediatici nei mesi più freddi, quando vengono riportate le notizie di clochard che muoiono di freddo. La strada c’è sempre e sempre ci sono ahimè i poveri. Sono uomini e donne che hanno una loro dignità, che meritano rispetto e quella carità che non può essere una tantum e di “spettacolo.” In indiano c’è una parola  “bhalobasa” che significa ti voglio bene, basterebbe utilizzarla più spesso, perché la povertà principale non è solo quella materiale, ma quella relazionale.

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici