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Il tempo di una scuola libera. Confronto con suor Anna Monia Alfieri

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Charles Glenn, un noto sociologo dell’educazione statunitense, diceva che l’Italia e gli Stati Uniti hanno in comune una singolare caratteristica: le loro scuole pubbliche costano molto e spesso rendono poco in termini di qualità del servizio. Ma la questione economica non esaurisce il tema del sistema pubblico d’istruzione, perché in Italia il vero tema riguarda la libertà di scelta educativa, diritto sancito dalla Costituzione, ma fino a questo momento non garantito. Sfortunatamente il dibattitto su questo tema strategico è stantio e ideologicamente troppo connotato. Politicamente sembra anche condizionato da interessi forti, ma che occorre superare se si vuole realizzare un sistema dell’istruzione pubblico vivace e propositivo. 

 

Una questione annosa riguarda l’effettivo grado di parità  scolastica raggiunto nel nostro paese dal varo della legge 62/2000, quella che normativamente incluse nel grande sistema della scuola pubblica le scuole statali e le scuole paritarie. Al di là di qualche buona intenzione, l’obiettivo della effettiva parità tra scuola statale e scuola paritaria sembra molto lontano dall’essere raggiunto e mai veramente nessuno ha operato (o è riuscito a operare) per una reale parificazione degli operatori scolastici. Il sistema oscilla sempre tra un tentativo di nullificazione di un’offerta formativa plurale e timide aperture verso un riconoscimento pubblico effettivo. Esempi interessanti si trovano a livello regionale più che nazionale, ma questo non è sufficiente per portare in equilibrio il sistema. 

 

Su questo particolare punto una soluzione viene proposta dal cosiddetto «costo standard di sostenibilità per alunno», un concetto ampiamente studiato e difeso da suor Anna Monia, presidente Fidae Lombardia, che ne ha fatto una battaglia di civiltà. Secondo lei il costo standard «è l’unica strada per garantire una scuola senza discriminazioni, superando inutili contrapposizioni tra buone scuole pubbliche statali e buone scuole pubbliche paritarie, di cui molte cattoliche». Si tratta di un concetto assimilabile al costo standard in Sanità, che permette al cittadino di scegliere la struttura migliore per curarsi a prescindere che sia statale o privata convenzionata. 

 

A livello politico molte cose stanno mutando e i recenti referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto, così come le trattative con lo Stato di altre regioni come Emilia Romagna, Piemonte e Liguria per avere maggiore autonomia in settori chiave, hanno accelerato le dinamiche. Secondo suor Anna Monia «Senza alcuna ombra di dubbio il costo standard garantirebbe tutti i diritti secondo quanto recita l’art. 3 della Costituzione: il diritto di apprendere da parte degli studenti senza alcuna discriminazione economica; la responsabilità educativa della famiglia, che può essere esercitata solo in un’effettiva libertà di scelta tra una buona scuola pubblica statale e una buona scuola pubblica paritaria; la libertà d’insegnamento dei docenti – a parità di titolo – in una scuola pubblica statale e in una pubblica paritaria». 

 

L’istruzione pubblica costa allo Stato qualcosa come 57 miliardi di euro l’anno, ed è il comparto più costoso dopo la Sanità. Il sistema delle scuole Paritarie, che fa parte del sistema pubblico dell’istruzione a tutti gli effetti è sostanzialmente tagliato fuori da questi fondi, pur sostenendo il 9% dell’utenza scolastica globale. Il costo standard permetterebbe, mantenendo lo stesso livello di offerta formativa attuale, un risparmio di circa tre miliardi di euro allo Stato, che potrebbe reinvestirli in modo diverso, magari finanziando seriamente la ricerca e rilanciare l’istruzione in Italia su altre basi, più aperte, dinamiche e innovative. 

 

Un’altra ricaduta interessante riguarderebbe l’aumento della concorrenza tra scuole, sempre positiva, includendo in questo circuito sia le Paritarie che le Statali, una situazione già sperimentata ad esempio per quanto riguarda le scuole primarie che non a caso, figurano tra le migliori del mondo!

 

Ma al di là della questione economica, quello che preme sottolineare è che si tratta di una battaglia di civiltà, del rispetto del diritto di scelta educativa senza per questo dover penalizzare nessuno. Come afferma Suor Anna Monia Alfieri: «Chi intende proseguire ancora nelle letture di parte e ideologiche dovrà rispondere agli studenti, ai genitori, ai docenti, alla Res-Publica di aver tradito il diritto di apprendere, confermando l’Italia come la più grave eccezione in Europa e al 47° posto al mondo in termini di libertà di scelta educativa, con la conseguenza di perdere un patrimonio culturale enorme. Si è ampiamente dimostrato che il costo standard di sostenibilità non solo garantisce questi diritti, superando ogni discriminazione, ma soprattutto favorisce un sistema scolastico di qualità. A chi rifugge dall’evidenza scientifica, invocando che la scuola statale può ben assorbire tutti gli studenti e i docenti italiani, non solo ci consegna ad una scuola unica e di regime, ma dice il falso, ignorando il grave problema delle classi sovraffollate. Gli studenti della scuola statale di Vulcano hanno scioperato per ben 17 giorni, prima di Natale, invocando il diritto allo studio in una classe decente e non in una pluriclasse stipata…. È questo che si desidera?»

 

Ragionare insieme per trovare le soluzioni migliori per una scuola pubblica plurale, di qualità, efficiente ed efficace, è un dovere di tutti. Garantire a tutti la libertà di scelta educativa è parimenti un dovere dello Stato, così come accade in altri paesi europei, a partire dalla Francia. Al contrario, opporsi in modo ottuso ai cambiamenti che la scuola dovrà affrontare nei prossimi anni significa avere una visione quantomeno miope di fronte ad un tema cruciale per il nostro futuro e per il Paese.

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