September 1, 2018

Please reload

Post recenti

Il tempo dell’indignazione

August 16, 2018

1/4
Please reload

Post in evidenza

Insegnare o testimoniare la Bellezza del Bene. Quale politica per una scuola così?

 

Dico la verità, mi sento un vero privilegiato. Non solo perché ho la possibilità di svolgere la professione che amo profondamente, quella di insegnante di liceo, ma anche perché ritengo di insegnare le materie più appassionanti e profonde, storia e filosofia. Mi direte, è normale che pensi così, hai scelto quegli studi. E in effetti quando decidi di fare della tua vocazione la tua professione, bellezza e dovere spesso coincidono. Tra le grandi fortune che la mia professione comporta c’è l’approfondimento del pensiero dei più grandi della storia, come, ad esempio, Platone. Leggere opere come il Fedro, ti porta a contatto con verità talmente grandi da trascendere il tempo e lo spazio e, benché sia stato composto circa 2500 anni fa, ti accorgi quanto le cose che si trovano scritte le senti parte della tua esperienza. Quando un autore, vissuto così tanto tempo prima e in un luogo così diverso dal tuo, riesce a portarti a comprendere meglio il tuo quotidiano, può capitare di commuoversi.

 

Tra i tesori che la filosofia platonica ci ha consegnato, c’è sicuramente la visione della realtà come frutto dell’Idea di Bene, ovvero di quel modello universale (idea o eidos in greco significa, appunto, modello universale, solo dal ‘600 in poi essa ha cambiato il suo significato in contenuto mentale, come è per noi oggi) di bontà che permette a tutto ciò che è di essere, esistere e di essere visto e conosciuto. In quest’ottica, la Bellezza è ciò che risveglia nell’anima il desiderio di Bene e la conduce alla conoscenza, la cui meta ultima è, appunto, la sapienza del Bene. In questo senso, allora, per il filosofo greco, conoscere è volare verso il Bene attraverso la Bellezza e, quindi, amare. Se conoscere è amare, insegnare significa mostrare come si ama. Infatti, dato che la Bellezza chiama l'Amore, conoscere, profondamente, è lasciarsi condurre dall'Amore verso la Bellezza del Bene. Riflettendoci, il desiderio di conoscere veramente, una persona, una realtà, un oggetto, nasce dalla promessa di Bellezza sperimentata accostandosi a questi. Questa premessa è utile per riflettere non solo sull’identità profonda dell’insegnante, ma anche sulle sfide che nella società della complessità, la scuola è chiamata ad affrontare. Mi spiego meglio.

 

Dando un po’ di credito a Platone, la scuola e chi insegna sono chiamati a mostrare la Bellezza e ad intenderla come via, strada, "metodo" verso il Bene. Questo mostrare, però, non può essere una "tecnica" da trasmettere; amare è vivere la bellezza come manifestazione del bene, e se è tale, se amare e quindi conoscere è vita, può nascere solo spontaneamente dentro l'anima. Anche questo insegnava Platone: la vera conoscenza non si può trasmettere come se fosse versare una bottiglia piena in un bicchiere vuoto. La conoscenza delle verità più profonde, nasce all’improvviso nell’anima, dopo un lungo periodo di discussioni e una vita vissuta insieme, scrive nella Lettera VII il filosofo ateniense. L’insegnamento richiede tempo, discussione, vita e condivisione. Il lavoro di chi insegna, allora, è un indicare e testimoniare la Bellezza del Bene nella propria disciplina e affidare tutto questo all'anima di chi ascolta. La vera formazione di chi insegna è riattingere costantemente alla fonte della Bellezza del Bene che ha sperimentato approfondendo la propria disciplina. Una politica che vuole regolamentare la formazione del docente non deve mai dimenticare questa profonda lezione, così come le diverse agenzie di corsi di formazione a buon mercato. Altrimenti, lo scotto che si paga, è una obbedienza vuota di chi, come i docenti, dovrebbe essere guidato dall’amore per la Bellezza.

 

In questi anni, inoltre, si parla spesso di meritocrazia, della necessità di misurare il merito degli insegnanti e premiarli o punirli di conseguenza. In effetti un punto chiave del buon funzionamento della scuola, è la necessità che gli insegnanti abbiano uno stimolo a dare il meglio di sé. Ma se insegnare è indicare come si ama, e quindi una relazione, è quanto mai dannoso misurare, perché, per sua natura, l’indice quantitativo non parla lo stesso linguaggio della relazione educativa. Questo non può, certamente, essere un pretesto per lasciare abbandonata a se stessa la professionalità dell’insegnante; ma occorre consapevolezza per apportare un vero miglioramento nel mondo della scuola. La politica, se vuole costruire una scuola in cui l’apprendimento sia davvero significativo, dovrebbe creare le condizioni affinché le relazioni insegnanti-alunni possano fiorire fino a vivere la Bellezza del Bene. Questo richiede ore a disposizione (e non spezzoni di ora da 50 minuti), strutture adeguate, spazi accessibili, strumenti di controllo e di costruzione dell’evento didattico… insomma, in una parola, investimenti. Non si può pensare che la Bellezza sia indicata in aule cadenti, fredde, in cui il ruolo dell’insegnante è continuamente delegittimato, senza possibilità di incidere. Se la politica vuole fare qualcosa per la scuola, le permetta di essere semplicemente se stessa. In questo senso, anche l’alternanza scuola-lavoro imposta dall’alto, senza, spesso, alcun legame coi percorsi scolastici (penso soprattutto al liceo) crea solo intralcio e confusione. La scuola, che in greco significa libero uso delle proprie facoltà intellettuali e spirituali, deve insegnare cosa significa essere liberi, cosa è la bellezza e il bene e, quindi, come trovare quella strada personalissima e unica per essere gli uomini e le donne che siamo chiamati ad essere.  L’ossessione dell’utilità, della misurazione, del controllo rischiano solo di peggiorarla. Permettiamo alla scuola di essere se stessa, diamo fiducia, ascolto, e spazio agli insegnanti. Rischiamo, come società, di non pretendere risultati immediati in termini aziendali verso la scuola. Potremmo, a lungo andare, avere risultati sorprendenti. Potremmo formare uomini e donne liberi di amare, di vedere la Bellezza nel Bene e, quindi, di costruire un futuro migliore. Anche dal punto di vista economico e sociale.

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici