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August 16, 2018

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Il tempo dell’indignazione

August 16, 2018

C’è un tempo per tutto, dice la Sacra Scrittura. C’è un tempo per sorridere e un tempo per piangere, un tempo di pace e un tempo di angoscia. Oggi è il tempo del dolore e delle lacrime per le vittime di una tragedia assurda, e dello sgomento per tutti noi. Sono genovese di nascita, vivo e lavoro a Genova, amo la mia città oltre ogni modo e la conosco, è unica. Io so, noi sappiamo, che pioverà se all’orizzonte, guardando verso la Francia, non vediamo la linea limpida della costa; riconosciamo il suo profilo, i suoi simboli, il suo carattere introverso e deciso. Mi riconosco l’orgoglio di appartenere ad una città nobile e fiera, per la quale mio nonno e anche mio padre hanno combattuto. Una città oggi ferita. Tradita.

 

 

Oggi sono sgomento, colpito nel cuore, ma sento montare dentro un sentimento di rabbia, disgusto … forse la parola giusta è indignazione. Si, INDIGNAZIONE. Siamo una comunità politica (da polis, città), ovvero siamo tutti legati e ognuno di noi dovrebbe immaginare e lavorare per il bene della sua comunità, che è anche casa sua. Abbiamo perso la capacità di indignarci per tutti gli scandali e le ingiustizie che vediamo e subiamo, per tutte le malefatte e le ruberie che hanno caratterizzato questi anni. Per come i nostri rappresentanti politici sono scelti, per come fanno carriera.

 

Leggo e ascolto sui media nazionali le dichiarazioni di alcuni rappresentanti dei precedenti governi polemizzare sulla gestione della tragedia. Parole, parole e parole di chi cerca di sopravvivere alla storia dopo i disastri che è stato capace di compiere in questo paese. E non parlo solo degli ultimi cinque anni: la storia delle privatizzazioni è allucinante, non per le privatizzazioni in se stesse, ma per come sono state gestite. Genova è una delle vittime principali di queste amministrazioni, che ne hanno fatto letteralmente macerie.

 

È ora di dire basta! Arrabbiarsi per una ingiustizia è legittimo, anzi è un dovere morale di ogni persona onesta, di chiunque ami la sua comunità. Dobbiamo indignarci, non possiamo più lasciar correre: il crollo del ponte di Genova è un evento epocale, gravissimo, che traduce decenni di inattitudine politica, di amministrazioni interessate al loro tornaconto elettorale ed economico, di corruzione e malfunzionamento della macchina pubblica. Dobbiamo arrabbiarci e indignarci, il crollo del ponte ha fatto il giro del mondo e rappresenta al meglio la nostra realtà: i ponti sono fatti per unire, oggi quel ponte rappresenta una città spezzata e con lei i nostri cuori.

 

Adesso verrà il tempo della ricostruzione e d’immaginare una città diversa. Ma la ricostruzione non potrà soltanto essere materiale, ma innanzitutto morale: dovremo rivedere buona parte della nostra “classe dirigente”, in particolare quella che per cinquant’anni è stata la padrona della città e l’ha trasformata in una realtà depressa, vulnerabile, debole.

 

Dobbiamo riscoprire i nostri valori fondanti e la nostra identità, senza paura. Affermare identità significa saper decidere, far bene e anche sbagliare ma soprattutto crescere. Basta con narrazioni neutraliste, goffe figure che ci hanno portato al collasso, a chi ha costruito imperi sulle parole e sulla buona fede di ingenui e piccoli. Dobbiamo crescere tutti, individuare responsabilità, connivenze, commistioni e cambiare. Con fermezza e decisione. Basta con il compromesso di ex idealisti con le tasche piene e le mani fini. Basta con questi fannulloni e fannullone che hanno vissuto di parole e favole.

 

È il tempo dell’indignazione e dell’azione. Adesso ci rimboccheremo le maniche, non ci faremo piegare da ladri, farabutti, faccendieri. Genova non si piega, i nostri cuori nemmeno. Rifaremo grande la città, è un impegno e una promessa.

 

 

 

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